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Utilizzo di prodotti fitosanitari con drone: a che punto siamo in Italia

druidodrone
21 giu
Tempo di lettura: 3 min

Drone agricolo in volo su un vigneto del Chianti: distribuzione di precisione tra i filari, anche nei terreni più ripidi.
Drone agricolo in volo su un vigneto del Chianti: distribuzione di precisione tra i filari, anche nei terreni più ripidi.

Ce lo chiedono spesso, soprattutto chi lavora su vigneti terrazzati o oliveti in forte pendenza, dove il trattore arriva con fatica o non arriva proprio: "potete trattare anche con i fitofarmaci, oltre a concimi e biostimolanti?" La risposta onesta, oggi, è no. Vale però la pena spiegare perché, perché la situazione sta cambiando più in fretta di quanto sembri da fuori, e perché è comunque importante saperlo prima di affidarsi a chiunque prometta il contrario.


In Italia l'irrorazione aerea di prodotti fitosanitari è vietata da anni. La base normativa arriva dalla Direttiva europea 2009/128/CE, recepita nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo 150 del 2012: l'articolo 9 stabilisce un divieto generale di distribuzione aerea dei fitofarmaci, ammettendo deroghe solo in casi specifici e autorizzati dalle autorità competenti. Per anni i droni sono rimasti in una specie di terra di mezzo: non sono aerei né elicotteri, ma la norma non li distingueva come categoria a parte, quindi nei fatti il divieto si applicava anche a loro.


Qualcosa, però, si è mosso. Con la Legge 2 dicembre 2025, n. 182 - il cosiddetto Decreto Semplificazioni - il legislatore ha introdotto per la prima volta una deroga: l'articolo 6 inserisce nel Decreto 150/2012 un nuovo articolo 13-bis, che apre la possibilità, in via sperimentale e per un triennio, di irrorare le colture con prodotti fitosanitari tramite sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. È un passo importante, perché fino a quel momento le poche sperimentazioni autorizzate erano riservate ai centri di saggio e agli enti di ricerca pubblici, con percorsi lunghissimi.


Il problema è che la legge apre la porta, ma da sola non basta a entrarci. Serve un decreto attuativo - di competenza del Ministero dell'Agricoltura insieme a quelli dell'Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute, con ENAC coinvolta per la parte di spazio aereo - che stabilisca nel dettaglio su quali colture e terreni si potrà operare, contro quali parassiti, con quali prodotti e con quali procedure per azzerare la deriva. Quel decreto sarebbe dovuto arrivare entro la metà di marzo 2026, novanta giorni dopo l'approvazione della legge. Non è successo. Si è parlato poi di fine maggio. Anche quella scadenza è saltata: a fine maggio, in un'interrogazione parlamentare, il Ministero ha confermato che il confronto tecnico tra i diversi dicasteri è ancora in corso.


Quindi, ad oggi, la situazione è questa: la possibilità esiste sulla carta, ma non è ancora utilizzabile sul campo. E c'è un dettaglio tecnico che spesso si dimentica: anche una volta pubblicato il decreto, si potranno usare solo prodotti fitosanitari la cui etichetta preveda esplicitamente l'impiego con mezzi aerei. Al momento nessun formulato in commercio ha questa indicazione, quindi il via libera normativo dovrà essere accompagnato anche da un aggiornamento delle etichette dei prodotti stessi.


La Toscana, va detto, non sta guardando la cosa da lontano: insieme a Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte, è una delle regioni dove dal 2022 sono partite sperimentazioni su vite e olivo, proprio sui terreni in pendenza che più beneficerebbero di questa tecnologia. Quando il quadro normativo si chiuderà, probabilmente non si partirà da zero.


Nel Chianti, nel nostro piccolo, ci stiamo già muovendo in prima persona. Da qualche mese collaboriamo con gli agronomi del Biodistretto del Chianti a uno studio su un metodo alternativo di distribuzione dei concimi, pensato per arrivare alla stessa efficacia dei trattamenti tradizionali sfruttando però i vantaggi del drone: maggiore precisione, meno passaggi, meno compattamento del terreno. Siamo a metà della sperimentazione, e contiamo di pubblicare i primi dati completi entro la fine dell'anno.


Nel frattempo, cosa possiamo fare davvero, oggi, in modo del tutto legale? Parecchio, in realtà. Il divieto riguarda in modo specifico i fitofarmaci, non la distribuzione di biostimolanti, concimi fogliari o corroboranti, che resta un'attività pienamente consentita e che portiamo avanti regolarmente su vigneti, oliveti e colture specializzate in tutta la Toscana - oltre, naturalmente, all'imbiancatura delle serre. Continuiamo comunque a seguire da vicino l'evoluzione del decreto attuativo: appena sarà operativo, con le formazioni e le certificazioni che ENAC richiederà, vogliamo essere tra i primi pronti a offrirlo.


Se vuoi sapere cosa possiamo già fare oggi sul tuo vigneto o oliveto, o vuoi essere aggiornato quando le cose cambieranno, scrivici pure.

 
 
 

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